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Due “passi” in Svizzera

Due “passi” in Svizzera

20 agosto 2010

Il mattino, fresco e brioso, si fa strada fra i larici .
Si parla anche di asini con il pastore, condividendo un caffè.
“La sera li ho lasciati al ponte e al mattino erano in baita, la strada se la ricordano.”
Siamo a San Bernardo, in Val Bognanco. La strada finisce qui, a una ventina di chilometri e oltre mille metri più in alto di Domodossola. “Domo”, al fondovalle, raccoglie le valli d’Ossola come il accoglie i fiumi.
Mentre spiego il nostro itinerario l’alpigiano segue con attenzione.
“Bel giro, impegnativo.” commenta fra sguardi preoccupati.
Miti faticatori i quadrupedi, se oggi sarà giornata da asini lo scopriremo.
Partiamo.
Si pedala, sudando, fra larici e praterie alpine.
Siamo sul percorso escursionistico chiamato la “Via del Papa”.
Nella chiesa di Bognanco, all’interno di un antico codice, è stata scoperta l’unica copia conosciuta della “”. Con questo documento, nel 1264, papa Urbano IV istituiva la festività del Corpus Domini.
Da questo ritrovamento nasce il nome del sentiero che stiamo percorrendo..
Alta pressione, tempo stabile, salita tosta.
“Giornate così ne fa cinque o sei all’anno” ci dice uno dei gestori del Rifugio Gattascosa
Sta preparando per i molti, prevedibili, turisti di giornata una gran polenta.
“Gran giro il vostro, sarà dura.”
Grande, malcelato rammarico per il mancato pranzo.
E’ solo metà mattina e si prosegue.
Una ripida salita erbosa evidenzia la grande forma di Claudio.
In breve siamo al Passo di Monscera, primo di giornata e confine italo svizzero.
Brezza tesa, cielo terso e un ampio panorama ripagano dello sforzo.
Scendiamo il ripido sentiero, bici al fianco, sino alla strada interpoderale duecento metri più in basso.
Qualcuno, più matto di noi, fa il percorso inverso, bici in spalla.
Scendiamo nella Zwischbergental.
Al fondovalle traversato un ponte, chiediamo informazioni a una anziana coppia che sta passeggiando.
“Scendete per circa un chilometro poi a sinistra. Sono sei chilometri di salita sino al colle, è dura. Se volete c’è un ristorante a ottocento metri.”
Come se il gallo cantasse per la terza volta; vengo fulminato con gli occhi da Gabriele e dal resto del gruppo.
Lasciamo la “Via del Papa” che rapidamente scende a .
A sei chilometri, e seicento metri di quota sopra di noi, ci attende il .
Una vipera casca spaesata dal muretto mentre sfiliamo silenziosi, ci guarda con aria di compatimento scivolando via lemme lemme.
Al colle un cancelletto chiude la via d’asfalto alle mucche del pascolo sottostante.
Siamo su vie storiche; scendiamo su Gabi percorrendo il sentiero .
Antica via di genti e commerci fra e Ossola.
Transitiamo nella Laggintal, la “valle delle farfalle”, famosa per ospitare una specie unica al mondo la “Moire du Simplon” (Erebia christi).
La bellezza volante marroncina e rossa che vive sopra i millequattrocento metri è protetta: tutta la valle è riserva naturale..
Fra i larici si intravede l’abitato di Simplon Dorf e il nastro d’asfalto che sale al Passo del Sempione.
Discesa tecnica. Non volano solo farfalle nella valle, anche i migliori sono costretti più volte a terra.
Senza troppi danni arriviamo alle porte di Gabi.
Il sentiero si infila nelle profonde e buie gole di Gondo.
Non corriamo rischi, ma la scenografia fa ben immaginare quali pericoli abbiano corso i costruttori e con quale animo gli antichi viandanti percorressero questi passaggi.
Passiamo più volte sotto i nuovi ponti e sopra le volte delle gallerie stradali.
Passerelle metalliche viaggiano alte traversando buie forre senza fondo.
Le acque azzurre e profonde sono, a tratti, illuminate da lampi di luce.
Forte Gondo sbarrava la strada alla eventuale invasione italiana.
Le gallerie che percorriamo bici al fianco sono perfettamente conservate. Il cannone è ancora puntato, la sua traiettoria intercetta la auto che sfrecciano dall’altra parte della valle.
A Gondo il monumento che ricorda i contrabbandieri di caffè e “bionde”.
Lo “spallone” in bronzo guarda in alto. Cerca la sua strada nelle rocce sopra le case mentre noi ci dissetiamo dalla fonte ai suoi piedi.
Alla frontiera la valle si allarga e perde il suo orrido fascino.
La ricerca di cibo da parte di Mauro, oggi nobile affamato, non ha riscontri.
Birre e panini si materializzeranno solo a Domodossola, di fronte a turisti svagati e uno stand che attende i “someggiatori dello Sbrinz”(NdR: un tipico formaggio svizzero).
In contemporanea a noi sta per giungere, dal Passo del Gries e dalla Val Formazza, la carovana di asini e muli che rievoca antichi commerci alpini.
La anticipa un simpatico asinello che fa la spola portando bimbi divertiti fra le vie ciottolate.
Non pare essere l’unico nei dintorni.

Note tecniche:

L’itinerario, per come lo abbiamo percorso, consta di 57 chilometri di sviluppo e circa 1200 metri di dislivello. Sette ore di tempo bici, di cui un’ora con bici al fianco.
Molto bello nella sua prima parte, risulta più faticoso nella parte centrale.
È possibile, in caso di brutto tempo, scendere direttamente a Gondo dalla Zwischbergental.
Spettacolare l’attraversamento delle gole di Gondo.
Occorre avere la possibilità di lasciare un auto a Domodossola per recuperare le altre lasciate a San Bernardo, sopra Bognanco.

Cartografia 1:50000 Carta Escursionistica Transfrontaliera, Foglio “Valle Anzasca,Valle Antrona, Val Bognanco, Zermatt, Saastal” CAI Sez Est Monterosa, La Fabbrica di Carta.

Circa l'autore

Re Leone

"Professore di Istituto Superiore. Appassionato di montagna che ha cominciato a frequentare sin da piccolo. Maratoneta e Biker instancabile. Legge di tutto, con preferenza per Mario Rigoni Stern. Cartografo ufficiale del Team DAHÜ, da lui partono quasi tutti gli itinerari più suggestivi. Componente della "Pattuglia Astrale", costola del Team DAHÜ che si dedica alle lunghe distanze, ha raggiunto Roma percorrendo la via Francigena nel 2010 e i Sentieri Francescani fra Toscana e Umbria nel 2011"

2 Commenti

  1. re leone

    Proprio un bel lavoro. Complimenti, arrivata la mail? Un abbraccio Re Leone

    Rispondi

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