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Ghiacciaio dell’Aletsch

Ghiacciaio dell’Aletsch

28 Agosto 2014 –

 

ANTEFATTO by GiPella

pellanda gabriele profilo 3

GiPella il Saggio

Cesenatico. Martedì sera.

Il sole si sta abbassando sulla riviera romagnola, disegnando giochi di luce sull’acqua. Le infradito allungano le ombre dei piedi accovacciati sul balcone e lo sguardo si perde nella riga azzurra dell’orizzonte in lontananza.  Sono solo tre giorni di vacanza al , ma sufficienti ad accontentare la voglia di relax della moglie e a metabolizzare le emozioni provate nell’ultima settimana di escursioni con la sulle vette aostane tra i 2500 e i 3000 metri del e dell’. Nonostante questa estate pazza, ricca di pioggia, il bilancio alla fine è positivo.
Mancano solo due tasselli al programma stilato a gennaio, ma mi posso accontentare. La tre giorni del Gran Combin ormai è rimandata a quando l’estate tornerà a essere tale, e l’…pure, ma il bilancio è largamente positivo, e le immagini dei giorni scorsi ancora giocano con i miei pensieri.

Smoke on the Water, la suoneria dei Deep Purple, mi riporta alla realtà. Il messaggio di Duracell è di quelli che non passano inosservati: “Giovedì il meteo prevede bello in quota, tentiamo l’Aletsch. Sei dei nostri?”.
Mia moglie capisce tutto anche senza sapere, probabilmente gli occhi hanno detto quello che la mia bocca non osava…!
Mercoledì sera cena a base di pesce e poi via, nella notte, a mangiar chilometri per essere puntuali alle cinque del mattino con i compagni dell’ennesima avventura.

L’acqua mi da il buongiorno a Cossato, ma anche se un po’ stralunato, mi unisco al gruppo in marcia per la Svizzera, ormai il sogno non si può fermare. Al le nuvole cominciano ad aprirsi, e la speranza riprende quota. Arrivati a Mörel, anche Re Leone si convince che è meglio evitare la prima parte di salita e preferire la funivia, così da guadagnare tempo per dopo. Scelta azzeccata! La stazione di Riederalp ci accoglie con una temperatura molto “fresca”, ma le pedalate nei pratoni verso Bettmeralp ci riscaldano subito. Da qui ha inizio un tratto sterrato che si caratterizza inizialmente per alcuni tratti in ascesa abbastanza impegnativi che conducono ai 2.177 Mt della Furri Huette e da lì a poco a Fiescheralp. Uscendo dall’abitato ci si tuffa nell’ultimo tratto di sterrato che conduce al tunnel sotto il Taelligrat, poco dopo la località Obers Taelli. La percorrenza del tunnel, quasi un chilometro interamente ciclabile e sufficientemente illuminato, richiede alcuni minuti. All’uscita del tunnel, comincia lo spettacolo! Subito ci accoglie il laghetto di Marjelesee, cosparso d’innumerevoli eriofori bianchi e dopo un breve tratto di sentiero ciottolato, arriviamo al cospetto del ghiacciaio. Una lingua di ghiaccio spessa centinaia di metri e lunga una trentina di chilometri che ti lascia letteralmente a bocca aperta.

E’ uno spettacolo indescrivibile, un’emozione unica che cattura ogni battito di ciglia. Poco più di dodici ore prima ero ancora con i piedi a bagno nel mare e ora sono qui, a 2500 metri d’altezza al cospetto del più grande ghiacciaio d’Europa, patrimonio dell’UNESCO! La gioia traspare dai nostri volti, gli scatti per immortalare tutto questo non si contano.
CLAUDIO/Duracell, MAURO/Mariuolo, ETTORE/Re Leone e DANIELE/Dual SIM sono gli Amici di quest’avventura, gli artefici di questo sogno. Credo di non aver mai apprezzato così tanto come oggi di far parte di questo Team.

Decidiamo poi di proseguire il percorso ad anello, che ci porta ad affrontare il pezzo forte della giornata, la lunga traversata verso Bettmeralp lungo un sentiero balcone di circa 5 km costantemente affacciato sul ghiacciaio. E’ un tratto che difficilmente si può dimenticare per il panorama che offre ma anche perché non è in gran parte pedalabile come scritto su salitomania.it, ma bensì è molto tormentato e in parecchi tratti occorre scendere dalla bici per i tratti esposti o rocciosi e per lasciare il passo ai numerosi escursionisti che lo percorrono, cui va data giustamente la precedenza.
Nei pressi di Bielq a 2292 Mt, lasciamo il sentiero balcone e ci affacciamo sulla conca di Bettmeralp affrontando una bella discesa, tecnica il giusto, che ci porta nei pressi del delizioso laghetto Bettmersee e poi torniamo a ritroso verso Riederalp sul sentiero percorso all’andata.
Raggiunta Riederalp, evitiamo il rientro in funivia scendendo per il sentiero sterrato, a tratti molto ripido, che conduce prima a Ried-Mörel e poi a Mörel dove ci aspettano le auto.

Il rientro verso l’Italia e casa è a tratti carico d’euforia e a tratti silenzioso, immerso nel rivivere l’esperienza appena vissuta. Quello che i miei occhi hanno visto oggi è inimmaginabile, come le parole per descrivere tutto questo!
Il pensiero corre agli Amici che oggi non han potuto unirsi a noi e dovranno accontentarsi dei nostri racconti entusiasti e della promessa di tornarci.
Grazie Amici, giornate come questa ti cambiano, ti fanno apprezzare la vita e le persone che ti stanno accanto, ti fanno capire che la ricchezza non ha la forma di banconota!

 

I ghiacciai dell’Aletsch: una mobile immensità

by Re Leone

patriarca ettore profilo 1

Re Leone

Il filo d’acciaio che ci ha depositato sull’altopiano a quasi duemila metri si perde nella nebbia. Questo il primo approccio del gruppo dei Dahü che sbarca nell’AletschArena. Poi le silenziose e scattanti vetturette che sbucano alle nostre spalle ci fanno sobbalzare. Bandite le auto qui ci si sposta con piccoli bus elettrici e, naturalmente, a piedi e in mountain bike. Riederalp, Bettmeralp o Fieschalp sono villaggi dove i mezzi a motore sono banditi. L’unico timore che resta è quello di incontrare il Rollibock, mostro con la faccia caprina, corna nerissime e il mantello coperto di ghiaccioli. Puoi trovartelo davvero a sbarrare il cammino, ma solo una volta l’anno a luglio, nella Festa delle tradizioni. Inerpicarsi sull’Aletsch ci aprirà a spazi smisurati, e a fare i conti solo con una mucca testarda di traverso al sentiero.

Le vette, per ora, se ne stanno nascoste nell’ovatta per sbucare a sorpresa. Ecco in lontananza il Fletschhorn (3993 mt): la sua parete nord fa capolino accanto alla chiesa. Le vele colorate dei paracadute sembrano dispettose dive che si fanno desiderare apparendo e svanendo fra la nebbie. Se volano il tempo sarà destinato a migliorare? Il nostro cammino è appena iniziato, fatta la passerella fra baite e turisti ci inerpichiamo su pendenze sostenute oltre il laghetto Bettmersee. La strada sale poi un poco più dolcemente e gli squarci fra le nebbie si fanno sempre più ampi. Il sole vince ai 2200 mt. di Uber Talli dove fa la sua comparsa il Finsteraarhorn (4274 mt.). La lingua di ghiaccio che ancora oggi ci appare immensa doveva in passato scendere minacciosa sin sul fondovalle. Da alcuni decenni una galleria illuminata e transitabile (ospita la condotta idrica che serve l’altopiano) evita ai turisti di salire sino al colle. La Madonnina beneaugurante è ospitata in uno scavo secondario, illuminata a dovere invita a una breve sosta e una preghiera. Eccoci tornati al sole di fronte alla distesa bianca di eriofori del Marjela, il lago che sino a pochi anni or sono era sfiorato dalla lingua glaciale. Il via vai di giapponesi in assetto da escursione e di decine di altri turisti costringe a dirottare l’attenzione sul sentiero. Lo spettacolo inizia; prima si intuisce, in seguito arriva la conferma che quello che si avvicina è qualcosa di grande. Molte delle cime che ci circondano sono alte più di quattromila metri ma sembrano piccole piccole. Alziamo gli occhi al cospetto della più grande massa glaciale europea. Una gigantesca autostrada di ghiaccio segnata dalle corsie scure di smisurate morene laterali. Intorno rocce segnate dallo scorrere lento della sua enorme massa nei millenni scorsi. Un granito che oggi si scalda al sole mentre il ghiacciaio scorre cento metri più in basso. Difficile descrivere lo spettacolo e la sua reale dimensione. Affacciandosi al fronte glaciale solo la presenza di alcuni gruppi di persone fra i crepacci rende le proporzioni.

Una leggenda delle Alpi Bernesi dice che nelle voragini del ghiacciaio dell’ Aletsch siano sepolte a migliaia le anime del Purgatorio. Soltanto la “schmidtia”, la contadina delle Alpi, a dar loro rifugio e un focolare dove riscaldarsi ogni sera, ripensando alla pena da scontare calpestando per l’eternità il gelido serpente che scivola tra vette e gole del massiccio dello Jungfrau. Siamo senza parole di fronte a ventitré chilometri di ghiaccio, tre colate che scorrono parallele ad alimentare il Rodano e a fornire acqua potabile purissima a mezza Svizzera. Bici a spalla e fiato corto affrontiamo la ripida scalinata che porta al primo dei belvedere. La fatica è ben ripagata, i tratti di portage non tolgono nulla alla bellezza dell’escursione, mentre apre anche il noto ristorante “Tre Barrette” oggi con vista panoramica sull’Eiger, il Monch e la Jungfrau. Siamo alla base dell’Eggishorn 2926 mt e proseguiamo costeggiando l’anfiteatro dove all’alba il sole che fa capolino tra i monti sveglia il serpente di ghiaccio. L’Aletsch non é immobile. Come tutti i ghiacciai scorre: ottanta metri all’anno. Va veloce considerato che pesa 27 miliardi di tonnellate ed è alto più di novecento metri. Il rifugio Konkordiahutte 2850 mt. è un puntino scintillante in lontananza. Quando venne costruito come punto di osservazione e riparo, si trovava cinquanta metri sopra il ghiacciaio, adesso è a centocinquanta.

Nove cime sopra i quattromila metri, 824 chilometri quadrati di ghiaccio e foreste hanno fatto conquistare all’Aletsch il titolo di sito Unesco. Un gelido patrimonio dell’umanità che ha sedotto generazioni di artisti e viaggiatori al pari delle Dolomiti. Una meta che non può mancare nel curriculum di un escursionista a pedali.

Alcuni numeri e notizie, sintetizzate da varie fonti universitarie di ricerca, possono essere utili a comprendere meglio l’imponenza dell’Aletsch:

Lunghezza: ventitre chilometri

Spessore massimo: millecinquecento metri

Velocità media di scivolamento: ottanta metri all’anno

Questa formazione rappresenta il flusso glaciale più imponente dell’intero arco alpino. Dall’epoca del suo ultimo stadio massimo del 1856 la lingua del ghiacciaio si è ritirata di 3.37 km, denotando un accorciamento medio di circa 24 m all’anno. Fino al decennio 1870–80 il grande ghiacciaio dell’Aletsch è stato alimentato dalla lingua sinistra del ghiacciaio dell’Oberaletsch; la lingua destra di quest’ultimo si è oggi completamente sciolta, ma al momento del suo ultimo massimo si è avvicinata sino alle baite dell’«Üssers Aletschi».

Durante la cosiddetta Piccola era glaciale (dal 1300 al 1850 / 1860) i ghiacciai alpini avanzavano ripetutamente, incutendo paura alla gente e distruggendo boschi oltre a preziosi pascoli e terreni coltivi. Gli abitanti delle valli ritenevano che quella minaccia fosse la punizione di Dio per una condotta peccaminosa. Per salvarsi dall’avanzata del ghiacciaio di Fiesch, dice la leggenda, i vallerani fecero un voto di virtù. Nel 1652 gli abitanti del comune di Fieschertal ordinarono una processione per fermare l’avanzata del ghiacciaio. Un anno più tardi, nel 1653, fu indetta un’analoga

processione al ghiacciaio dell’Aletsch. Nel 1818 al Grande ghiacciaio dell’Aletsch furono erette croci di legno per impedirne l’avanzata.

Anche le esondazioni del lago di Märjelen, dovute a cadute di ghiaccio, erano molto temute. Le grandi masse d’acqua che precipitavano a valle – fino a dieci milioni di metri cubi – provocavano ingenti danni fino a Briga. Persino a Sion il Rodano si innalzava anche di due metri. Oggi il pericolo è cessato perché il ghiacciaio dell’Aletsch si è molto ritirato ed essendosi abbassata la superficie del ghiaccio l’acqua del laghetto non rappresenta più una minaccia.

Note tecniche

Lunghezza 35 km
Dislivello: + 880 – 2000 sino a Morel
Tempo di percorrenza: 6 ore circa, tempo bici 4 ore
Periodo: luglio- settembre
Cartografia: Landeskarte der Schweiz 1:50000 n.264 Jungfrau

Attraverso il Passo del Sempione 2005 mt sino a Briga e in breve a Morel 750 mt da dove parte una delle tre funicolari che collegano il fondovalle all’altopiano. Il parcheggio a pagamento della funicolare è ideale punto di partenza.

Da Riederalp 1950 mt. per strade asfaltate si attraversa l’altipiano sino all’abitato di Fieschalp. Il sentiero prosegue sterrato dopo la stazione arrivo della funivia. Senza dubbi si sale sino alla galleria e si giunge al laghetto Marjela. Il percorso diviene meno ciclabile e prosegue su single track (attenzione ai molti turisti). Si può seguire il fronte glaciale senza grandi dislivelli sino ai 2369 mt. di Roti Chumme e quindi rientrare a Riederalp compiendo l’anello. Discesa prima su interpoderale poi su sentiero ripidissimo sino al fondovalle sbucando a pochi metri dalla partenza.

 

Le nostre foto…

Circa l'autore

gipelladmin

"Elettricista per lavoro. Webmaster, fotografo e amministratore del sito e della pagina facebook per il Team DAHÜ Italia. Dal 2010 ha abbandonato i rettangoli verdi e tutto l'ambiente del calcio per dedicarsi alla MTB. Non disdegna le salite, dove sbuffa come una caffettiera, ma adora le discese tecniche e sprericolate, dove si tuffa come un bambino sulla nutella, dimenticandosi il buon senso, l'età...e che le ossa si rompono! Appassionato di montagna, fotografia e di tutto quello che è tecnologia, rigorosamente ed orgogliosamente da autodidatta."

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